Si comincia da molto lontano, gli anni '60, e si parte da una terra che pare lontana, un posto indefinibile, una città che non è proprio una città. Si passa poi per le periferie, luoghi indefiniti e spesso neanche finiti, visti ovunque, al Sud, al Centro, al Nord: luoghi dove tutto è uguale a tutto. Non c'è tregua. La trama, il tessuto, il vissuto, anni e anni di episodi, ricordi, calde sere estive, il pallone, le sigarette, gli amori che rincorri e ti restano negli occhi, quelle ragazze che a ripensarci un attimo ti torna su un sorriso incantato, poi ti riprendi e riassumi l'espressione balorda di sempre, così per darti un tono attuale. Le canzoni, il Festival, o il Cantagiro, quell'immagine curiosa che l'Italia ci rimanda, come l'irrequieta malinconia di Tenco, quei versi quasi parlati. Tutto ritorna a galla, tutto serve a formarci e renderci quello che siamo, sono cose che ci raccontano meglio di una scheda dell'anagrafe, di un certificato medico, di una radiografia.