Nella città di Vecchia Rella
In una città di nome Vecchia Rella, di pochi figli, di molti genitori e di parecchi nonni - almeno 10 per ogni passeggino a spasso per il parco -, il Sindaco bandì un concorso al fine di escogitare un sistema pratico ma 'intelligente' per far vivere la gente un po' più a lungo invecchiando serenamente. In premio, a chi fosse riuscito a tirar fuori da un cappello un simile modo per ingannare il tempo, una villetta a schiera con garage, un cane da riporto, un giardino di quattro metri sconsolati e due tigli a cui appendere, d'estate, un'amaca morbida in plastica biodegradabile (inclusa nel premio) per riposare all'ombra.
Passarono alcuni giorni e la prima idea che arrivò in Comune fu quella di un giovane matematico piena di calcoli e di soluzioni che così, in breve, recitava: considerato che un anno è costituito di 365 giorni, ovvero di 8.760 ore (a parte l'anno bisestile che ne conta 24 in più), invecchiare in poco tempo e tristemente è totalmente e definitivamente irrimediabile. Unica soluzione, a mio avviso, consiste nel ridurre l'anno solare, sfogliandolo come un carciofo da condire in pinzimonio, sopprimendo dal calendario due ore ogni sabato notte, di modo che i vecchiarellesi, abituati la domenica mattina a dormire fino a tardi, quasi non se n'accorgano. Suggerisco dunque di cancellare dall'anno attualmente concepito sui calendari 2 ore per ogni sabato - quelle che vanno dall'1 alle 3 di notte -, per un totale di 8 ore al mese e 416 in un intero anno di 52 settimane. Ecco che in circa 21 anni gli abitanti di Vecchia Rella guadagneranno 1 intero anno di vita e, nell'arco di una vita media, passati gli 80 anni, ne avranno da vivere almeno ancora 4, tutti in completa serenità.
L'idea piacque ma, ad un'analisi approfondita, risultò poco pratica. Difatti, nell'arco di un solo mese, cancellando 2 ore a settimana, un cittadino di Vecchia Rella si sarebbe ritrovato non solo ad avere 8 ore in meno di vita vissuta (e questo poteva andar bene), ma anche a mangiare alle 5 del mattino anziché alle 13 del pomeriggio, così come ad andare a dormire in pieno pomeriggio col sole ancora alto sulla testa. Quanta energia si sarebbe dovuta consumare per guardare la televisione in piena notte? Quante persiane si sarebbero dovute montare per riuscire ad addormentarsi in pieno giorno? E tutto questo per avere soltanto quattro miseri anni in più nell'arco di una vita intera!
Fu così che l'idea fu cestinata.
Passarono degli altri giorni e arrivò in Comune, in una busta gialla, il progetto di un anziano gelataio, ormai in pensione, che così, in breve, suggeriva: qual è il mese più bello dell'anno? – Il Sindaco rispose settembre, perché era il mese del suo compleanno, l'Assessore all'Ambiente propose maggio per il canto del cucù, ma nessuno pensò che il mese più bello, per un gelataio, abituato a lavorare quasi tutto l'anno, fosse il solo mese in cui andava in vacanza, almeno nella città in questione, ovvero: – Febbraio! E perché proprio febbraio? Ma perché è il mese più corto dell'anno e i vecchiarellesi, lavorando qualche giorno in meno, gli vogliono più bene. Partendo da questa premessa propongo di far sì che i 12 mesi dell'anno, d'ora in avanti, abbiano tutti la durata di 28 giorni, per un totale di 336 giorni all'anno (28 per 12). Così facendo guadagneremo 9 giorni all'anno (345 di un anno solare meno i 336 di un anno così concepito) e in circa 37 anni avremo in più niente meno che 1 intero anno di vita.
L'idea parve simpatica ma, ad un'analisi più approfondita, risultò poco attraente. Nell'arco di una vita media, difatti, avrebbe fatto guadagnare poco più di 2 anni di vita, una vera inezia, per non dire che dodici mesi di 28 giorni avrebbero sconvolto le stagioni e il Comune avrebbe dovuto rivedere tutti i calendari lunari, con costi ingenti decisamente insostenibili.
Fu così che anche questa idea fu cestinata.
Ora avvenne che, mentre la Giunta Comunale discuteva dell'idea sopra descritta, sotto il palazzo dov'era stata indetta la riunione si ritrovò a passeggiare una giovane ingegnosa. La giovane ascoltò tutto, dalla lettura dell'idea alla sua bocciatura – era estate e le finestre erano aperte – e, al sentir parlare di mesi e di stagioni, le venne in mente uno splendido progetto che presentò al Comune nel giro di una settimana. E questo è quanto c'era sopra scritto: considerando l'impossibilità, per le più varie ragioni, di modificare il corso delle stagioni, così come il trangugiare del sole nella sua orbita stellare, propongo, da qui in avanti, di ridurre l'anno alla durata di una sola stagione. L'attuale anno solare andrà dunque a frammentarsi in 4 anni, ovvero in 1 anno primaverile, 1 anno estivo, 1 anno autunnale e 1 anno invernale. Di questo passo i vecchiarellesi vivranno in media 320 anni (80 per 4), allungando di molto il corso della loro vita, e, a parte l'anno invernale, a molti sgradito, avranno la certezza di vivere interi anni primaverili ed estivi per far bene all'anima ed anche al corpo (chi non vorrebbe ritrovarsi a vivere l'estate, con il suo bel sole, per un anno intero?).
Era un'idea semplice ma geniale che piacque all'intera Giunta oltre ogni modo. Non scardinava le abitudini dei vecchiarellesi – le stagioni restavano le stagioni, le settimane le settimane, i giorni i giorni e le ore le ore - e faceva guadagnare anni quasi come una lotteria riesce a far guadagnare soldi. Certo il Natale sarebbe caduto ogni 4 anni, come avviene oggi per i campionati mondiali di calcio e per le olimpiadi, ma c'era di che star contenti: un vecchiarellese avrebbe potuto sperare di vivere anche più di 400 anni, quasi come all'era di Noè!
Fu così che la giovane vinse la sua bella villetta a schiera e i cittadini di Vecchia Rella cominciarono a scartare anni alla stessa velocità delle caramelle. E tanto si abituarono che nel giro di pochi anni vecchiarellesi i bambini cominciarono a voler festeggiare il loro compleanno ad ogni anno vecchiarellese, ricevendo quindi un regalo per ogni stagione, e gli adulti, similmente, a voler andare in ferie almeno una volta all'anno vecchiarellese, spendendo a spandendo denari a più non posso per concedersi in una sola stagione quanto, un tempo, si sarebbero concessi in almeno quattro, alimentando così il benessere economico di tutta la città.
Così facendo trascorsero gli anni e i decenni e, come predetto dall'idea, i cittadini di Vecchia Rella cominciarono a morire passati i 300 anni, i più sfortunati trascorsi i 200. Il Sindaco, che era già anziano quando fece approvare il progetto, morì comunque a 173 anni e le domande di residenza per abitare nella città di Vecchia Rella, considerata da tutti la più felice città del mondo, crebbero a vista d'occhio finché non ci fu più posto nemmeno per uno spillo.
Fu in questo scivolare di anni come olio su una padella di teflon che, passato che fu un mezzo millennio vecchiarellese, i molti cittadini di Vecchia Rella si ritrovarono ad odiare quel loro strano modo di contare il tempo. Non c'era da dargli torto: non solo erano gli esseri umani più vecchi di tutto il pianeta, ma erano anche bambini che, nel giro di poche stagioni, dovevano prima abbandonare i giochi per iniziare a lavorare, perché già avanti con gli anni, e poi lasciare il lavoro perché già vecchi in procinto di vivere una vecchiaia quasi infinita. Fatto sta che si iniziarono a contare a Vecchia Rella il più alto numero di malattie senili del pianeta e i suoi cittadini, visto l'andazzo, ottennero di poter andare in pensione a 150 anni (37 anni solari circa!) mandando in rovina il governo cittadino.
Fu in questo drammatico trascorrere delle stagioni che il Sindaco del momento di Vecchia Rella, un adulto di appena 56 anni (in verità ancora un ragazzo), bandì un concorso al fine di escogitare un nuovo sistema pratico ma 'intelligente' per far vivere la gente un po' più a lungo senza aver l'idea di invecchiare per nemmeno un giorno.
Ovviamente il primo progetto che fu presentato fu quello di far tornare tutto come prima, accorpando i 4 anni vecchiarellesi in 1 solo anno solare, ma fu scartato perché comunque generatore di vecchiaia almeno dai 60 agli 80 anni di una vita media, così com'è dalle nostre parti, per chi più e per chi meno.
Fu invece approvato il progetto di un bambino di 12 anni vecchiarellesi (in verità di soltanto 3 anni!) che a scuola scarabocchiò quanto segue: 4-4=1. Era, con molta evidenza, il risultato errato di una semplice sottrazione ma la maestra, che studiava per diventare veggente, lo colse come un segno premonitore e invitò il Sindaco, che era suo fratello, a considerare la seguente stramba idea: vivere 4 anni vecchiarellesi in avanti e poi viverne quattro all'indietro e aggiudicarsene soltanto uno. Come dire che i vecchiarellesi avrebbero dovuto cominciare a contare il tempo come segue: 1 anno, 2 anni, 3 anni, 4 anni, -4 anni, -3 anni, -2 anni, 1 anno e poi 1 anno, 2 anni, 3 anni, 4 anni, -4 anni, -3 anni, -2 anni, 2 anni e così via, compiendo praticamente 1 anno ogni 8.
Il Sindaco ci mise un po' a capire, esattamente come noi, ma quando capì approvò immediatamente il progetto e gli abitanti di Vecchia Rella si ritrovarono, d'un tratto, ad aver davanti una vita media di 40 lunghissimi anni vecchiarellesi circa (ovvero 400 anni vecchiarellesi diviso 8).
Accipicchia se furono contenti! Vecchia Rella fece festa per un anno vecchiarellese intero di primavera, e tanto furono entusiasti dell'idea i suoi cittadini che la applicarono immediatamente, facendo retrocedere anche i trecentenari alla veneranda età di meno dei quarant'anni vissuti di vita.
Che dite: funzionò, secondo voi, l'idea? Ebbene, soppresso con tale matematica acrobazia il dilemma della spropositata vecchiaia da vivere da parte dei vecchiarellesi, passati che furono pochi anni del nuovo ordinamento, la città di Vecchia Rella si venne a trovare in un nuovo grave dilemma: i suoi abitanti si sentivano così giovani da decidere di non lavorare fino ad aver compiuto i 25 anni vecchiarellesi di vita. Soltanto che, essendo i 25 anni vecchiarellesi pari a 50 anni circa dei nostri, ed andando i vecchiarellesi in pensione a soltanto 35 anni (70 anni dei nostri), va da sé che l'età lavorativa dei vecchiarellesi diminuì alquanto tanto da mandare in fallimento l'economia della città.
Impoveriti fino alle punte dei capelli gli abitanti di Vecchia Rella implorarono il Sindaco di trovare una soluzione ed è da allora che i vecchiarellesi sono tornati a contare 1 anno ogni 365 giorni, ad essere giovani per il tempo che è sufficiente, a lavorare quanto è necessario per sopravvivere e ad invecchiare quanto basta per star contenti.
Tanto che ad oggi, per chi non lo sappia e dovesse trovarsi in vacanza nella città di Vecchia Rella, vige una strana pena per chi si azzarda a proporre anche di spostare di una sola ora avanti o indietro la lancetta di un orologio, Sindaco compreso: risolvere la sottrazione 4-4=1 in un tempo massimo pari a 80 anni diviso 8 per 4.