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Piazza del Pozzo Antico è la mia casa. Qui sono nato e cresciuto. Qui, quasi in cima alla torre. Quasi. Non proprio in cima perché proprio in cima non si può. Non s'è mai potuto, per quanto ne so. Qui mi sono innamorato, dietro alla fontana, vicino a dove l'acqua entra in un buco e s'immerge nel buio e sempre qui ho nutrito i miei piccoli, tutti quelli che sono riuscito a mettere al mondo. Qui spero di trascorrere i miei ultimi giorni, quando verranno, proprio qui, su un angolo di questa bella piazza, anche se le cose sono molto cambiate e forse non sarà più nella torre. Sono allo studio grosse anzi grossissime novità. La piazza, oggi, non si chiama più nemmeno piazza del Pozzo Antico; poi vi dirò perché. E se quando quei giorni verranno riuscirò ancora a beccare cornetti e a cullare i miei ricordi dirò: "non sono pronto! Ci sto troppo bene al mondo, io!" e non se ne farà più niente.
In piazza del Pozzo Antico, ai tempi di questa storia, si stava bene. Si sta bene ancora, per carità! Ma, a quel tempo, come dire… IO stavo proprio bene! Era fresco d'estate e caldo d'inverno. C'era acqua tutto l'anno e l'acciottolato era ancora quello che pestava il mio trisnonno: duro e scolpito, pietra pura. I nuovi arrivati, quelli abituati alle grandi città, alle strade lisce d'asfalto, così come le chiamavano, si lamentavano e inciampavano in ogni pietra ma io ci zampettavo a meraviglia. Adesso piazza del Pozzo Antico, anche se non ha più questo nome, è una piazza liscia di pietre quadrate, tutte uguali. Non ci sono più quei vecchi buchi che diceva il mio trisnonno, nei quali nascondere molliche. Né c'è più acqua a tutte le ore, ma solo quando un turista, per rinfrescarsi dall'arsura o per riempire la sua bottiglia, apre la cannella della vecchia fontana. Quella c'è ancora, fortunatamente. La vecchia fontana, intendo. Ancora più bella di prima. E ci sono anche più turisti di quelli che c'erano allora. Peccato per la cannella che lei, ai tempi di questa storia, non c'era e l'acqua, come ho già detto, scorreva libera e dissetava noi piccioni ad ogni ora.
Qualcuno diceva che c'era poco sole. Che c'era poca luce per vivere e per tubare. Che le case erano troppo alte, gli uomini troppo burberi, i turisti troppo pochi e che la piazza era troppo vecchia e troppo piccola. Che d'estate c'era afa, troppa e si sudava, ma d'inverno gelo, troppo e si tremava; e che, insomma, si poteva stare meglio, molto meglio. Qualcuno di quelli giovani, che venivano dal mondo, che il mondo l'avevano visto perché soliti viaggiare. Io non so dire. Non ho mai viaggiato e della piazza non mi sono mai dovuto lamentare, se non nei peggiori giorni vissuti con Testone. A quel tempo c'ho trovato da mangiare, da dormire, d'amare e grandi amici. E anche se oggi al posto del Municipio, che un tempo ci dava le spalle, c'è un casone alto due volte tanto e dietro la casa del Conte c'hanno costruito un palazzone che la sovrasta e copre l'arrivo del sole, se non il sole stesso, per almeno due ore abbondanti, di più che posso chiedere?
Del sole, poi, so dire ancora meno. Forse a voi non interessa ma in tanti anni che sono al mondo non ho capito bene che razza d'animale sia. Ai tempi di questa storia qualcuno diceva che, in alcuni paesi, picchiava sulle pietre tutto il giorno, tanto da spaccarle. In altri, dove le aveva già spaccate, diceva che c'era rimasta solo sabbia. Bo! Qui le pietre non l'ha spaccate, semmai le hanno spaccate gli uomini e, come vi ho già detto, continua ad arrivare ogni mattina dalla casa del Conte Gualtiero Armando Giovanni Maria De Gualtieri Tronzi Collonsi, quella con la terrazza e lo stemma grande, in alto, sopra il portone. Chi l'ha vista, chi è passato per piazza del Pozzo Antico, anche solo per vedere la famosa fontana o la torre o il pozzo antico da cui ha preso il nome, prima che lo schiacciassero i carri armati insieme a tutto il vecchio acciottolato o al tempo di Testone, di cui scrissero tutti i giornali, se la ricorda, perché è l'unica con la sua bella terrazza proprio sulla piazza.
Peccato. In questi ultimi tempi il Conte, che s'è fatto vecchio e il cuore gli è diventato duro, l'ha coperta con un telo. Un telo grigio, da lutto, di stoffa liscia e pesa sulla quale non riusciamo a posare le nostre zampe, imbevuta di un sapore acuto che non digeriamo e che ci fa stare male. Molto male. Da allora si guarda solo di lontano, con grande malinconia. Il fatto è che a quella terrazza ci tenevamo in particolar modo. Fin dai tempi del mio trisnonno e anche prima, io credo, c'era un solo punto di ritrovo, specialmente al tramonto, in cerca del sole che scappa via: quella terrazza. Poi non c'è stato più. Adesso è tornato ma questa è una novità di cui non è ancora tempo di parlare.
Ah, sì! Il sole. Già, perché il sole, ogni giorno, ora come allora, dopo aver fatto tutto il giro sopra la piazza, lento lento, illuminando i ciottoli e la terrazza del Conte, va a nascondersi dietro alla chiesa del SS. Rosario. Proprio da dove arrivò Testone. Nessuno sa perché il sole sia così preciso nel suo lungo giro. Né come faccia, notte facendo, a tornare dietro la casa del Conte per riapparire di nuovo, sempre fresco, ogni mattina; specialmente ora che c'è il nuovo palazzone.
Mille, che era giovane e birichina, sosteneva che esiste un passaggio segreto che passa sotto l'intera piazza e l'intera città, che lei l'aveva percorso e che un giorno ce l'avrebbe fatto vedere, quando avremmo smesso di prenderla in giro. Io so che aveva ragione, perché ci sono stato, ma non credo che il sole l'abbia mai usato: quella volta che ci andai, per cercare Testone, era buio che non si vedeva un'ombra davanti al becco. Adesso Mille si è trasferita, ma chissà se ci crede ancora alla sua storia. Io, per conto mio, là sotto non ci sono più tornato. Chi me l'avrebbe fatto fare con tutto il bello che c'è qua sopra: le pietre, i tetti, il sole, le molliche, l'acqua, l'amore! Sì, ho detto che adesso si sta peggio che un tempo ma, via, non prendetemi troppo sul serio: sono sempre un piccione!
Gulam, invece, il viaggiatore, che diceva d'aver seguito il sole, affermava che dietro la chiesa del SS. Rosario ci sono altre case e poi altre case e anche altre chiese, lo vide dai campanili, disse e altro ancora che bene non ricordo. E che il sole passava sopra la chiesa come sopra a tutte le altre case e che non andava a nascondersi da nessuna parte e che proprio non si fermava mai.
Io non sapevo se dargli retta e non lo so ancora. Che il sole non si nascondesse mi poteva andare anche bene, ma che non si fermasse mai per riposare mi sembrava strano. Poi Gulam era un tipo che raccontava un sacco di storie a cui non credeva nessuno, per cui poteva essere che se la fosse inventata.
Adesso le nuove generazioni raccontano la stessa storia, perché tutte hanno visto il sole andare sempre avanti e non fermarsi mai, come le case degli uomini che non hanno fatto altro che moltiplicarsi dai giorni di questa storia ad oggi. Se il sole aveva un nascondiglio certo adesso non ce l'ha più, così come Gulam, che abitava nel pozzo e insieme al pozzo lasciò la piazza.
In ogni modo Filì, che aveva un po' d'esperienza e il mondo lo conosceva, che era già anziano al tempo della nostra storia, diceva che c'erano senz'altro due soli, fratelli o marito e moglie, che mentre uno finiva il suo giro sopra le case e andava a riposarsi, l'altro era già pronto a partire e così si davano il cambio. Filì diceva che non si incontravano mai… che triste cosa. Non era possibile che fossero marito e moglie. Adesso Filì è morto e alla sua storia non crede più nessuno.
L'unico che non disse mai niente sul sole fu Blockh, che aveva la mia età ma era molto più bello, più sveglio, più agile, più dolce e più arrogante, bontà sua. Povero Blockh. Quando faceva la corte a Mille avrei fatto di tutto per liberarmene; ma poi, quando me ne liberai, non ci cavai quella grande soddisfazione.
Con Testone, che arrivò una sera proprio quando il sole andava via, di queste cose non ho mai parlato. Forse avrei dovuto. Lui, certo, che veniva da lontano, poteva dirci qualcosa in più sul viaggio del sole. Forse avrebbe risolto tanti dubbi che ancora oggi che sono anziano mi suonano nella testa. E qualcosa l'ho sentito dire, di tanto in tanto, ma senza mai farci troppa attenzione, affascinato dalla sua figura.
Comunque prima fu timido, poi iniziò la sua battaglia, poi fu lì lì per morire e poi certe cose smisero d'avere importanza. Così, a Testone, che forse aveva una risposta, del sole non gli ho mai chiesto niente.