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Storia di quel giovane che, baciando, rimbalzava

C'era una volta un giovane che non riusciva a baciare. Ahimè per lui, perché era proprio un bel ragazzo e di ragazze da baciare ne trovava quante ne cercava. Aveva le labbra dolci e piacevoli e invitanti ma in un modo tanto strano che, come le poggiava su altre labbra, femminili, rimbalzavano spingendolo indietro anche più di un metro e poi di nuovo avanti e poi di nuovo indietro, quasi poggiasse i piedi su un terreno instabile soggetto a terremoti.
Il povero giovane le aveva provate tutte. Era stato da un chirurgo di fama internazionale che gli aveva proposto di cambiarle con un paio di labbra di plastica di nuova invenzione, belle, rosee e profumate, in tutto uguali a quelle vere. Quasi l'aveva convinto, nonostante la forte spesa, quando entrò nello studio del medico una giovane donna, bella, alta, con due labbra grosse come fette di provola. La donna si avvicinò al chirurgo e, tutta un pianto, lo invitò a baciarla. Quindi, non appena il chirurgo, baciatala, ebbe un mancamento, lo rimproverò per quelle labbra di plastica che non solo si stavano ingrossando giorno dopo giorno, ma che, dalla prima cena, avevano preso a puzzare di muffa, d'aceto e di pesce fresco peggio di un'osteria del porto. Quelle erano le stesse labbra che il chirurgo gli avrebbe voluto spacciare per buone. Un altro medico, al contrario, gli aveva fatto ingerire non meno di quattrocento pasticche, dicendo che la malattia doveva essere curata dall'interno, che “in corpo sano sta il bacio sano”. Durante la cura, che durò un anno intero, le labbra non subirono alcuna conseguenza: continuarono a rimbalzare tutto il tempo, con uguale passione. Ne subirono invece il fegato, lo stomaco, l'intestino e l'appendicite, che gli s'ingrossò e che il ragazzo fu costretto ad operare d'urgenza col rischio della vita.
Il giorno più brutto fu quello in cui decise di provare a cospargerle di colla. Aveva invitato una ragazza a passare una serata con lui e, nel più bello, per non rimbalzare, tirò fuori un tubetto di colla e si umettò le labbra. Era un mastice da calzolai, di quelli extra forti, e quella sera il ragazzo rimbalzò egualmente con l'unico risultato di sbranare nel rimbalzo parte della pelle delle belle labbra della giovane, che fu costretto di seguito a portare a gran velocità al pronto soccorso.
Un'altra volta, invece, tentò di combattere il rimbalzo favorendo da dietro un controbalzo di pari intensità. Stava studiando fisica e pensò che con un controbalzo degno di rispetto le sue labbra rimbalzanti avrebbero perso gran parte della spinta dell'iniziale balzo. Certo sarebbe rimbalzato in ogni caso, ma più debolmente, tanto debolmente da potersi permettere anche di baciare, quasi come un ragazzo normale. Quella sera invitò una nuova ragazza ad uscire e, nel momento più bello, posizionò un cuscino di sua invenzione dietro all'occipite; quindi si provò a baciare. Ahiahiahi! Fu tale il rimbalzo e la sorpresa del controbalzo, nonostante le prove effettuate a casa, sempre positive, che non solo si ammaccò l'occipite, ma procurò alla sua compagna un taglio in fronte che i dottori ricucirono con 20 punti, una ciomba proprio all'attaccatura dei capelli che, con tutte le ventose dell'ospedale, i medici non riuscirono a rimediare e in più le ruppe il naso. Quella ragazza ancora oggi non lo vuole più vedere e se lo incontra lo assale con scarpe, borse e cinture. Non ha tutti i torti se da quel giorno, tra la cicatrice, il naso a pugile e la ciomba in fronte presero a chiamarla Frankenstein.
Non riuscendo in patria il giovane, passati i trenta anni, decise di mettersi in viaggio in cerca di una soluzione. Era convinto che un modo per imparare a baciare ci dovesse essere e che, se non c'era, dovesse esserci al mondo almeno una ragazza come lui con la quale poter vivere un'esistenza di rimbalzi.
Passò un mese e non trovò un rimedio, nonostante altre nuove e fantastiche invenzioni. In compenso rovinò il naso di quattordici donne, la fronte di diciotto, gli occhi di cinque, le orecchie di sette e le ginocchia di ventuno.
Passò un altro mese e non trovò compagna altrettanto sfortunata. In compenso provò a baciare una porta e la scassò, un muro e lo sfasciò, un tavolo e lo spezzò, un pezzo di vetro che si schiantò.
Al terzo mese avvenne la sorpresa. Si trovava in un paese del nord e stava rinunciando alla sua impresa quando seppe di una giovane che dal dispiacere se ne stava tutto il giorno chiusa in casa. Il giovane, incuriosito, chiese notizie in paese ma ogni giovane al quale domandava rispondeva soltanto con una gran risata, e poi se n'andava. Sempre più incuriosito continuò a domandare finché un giovane, di buone maniere, gli rispose che la ragazza soffriva di una stranissima malattia che i medici di tutti i paesi non erano riusciti a curare: ogni volta che baciava un uomo le si rizzavano i capelli tanto da cambiarle i bei lineamenti del viso; per questo s'era chiusa in casa, dopo aver tentato con tutti i giovani del paese; per questo ogni giovane, a sentire il suo nome, scoppiava in un gran riso, tranne lui che era suo fratello.
Il giovane non ci pensò due volte. Guidato dal fratello andò a bussare alla casa della giovane e si presentò quale onesto pretendente alla sua mano. La giovane, quando lo vide, gli chiese se era al corrente della sua malattia e lui rispose soltanto che quella che aveva lui era ben più grave. La giovane, allora, incuriosita, chiese notizie e il giovane la informò d'ogni cosa. Così ridendo i due decisero di fidanzarsi.
I primi baci furono tutto un ridere. Come il giovane la baciava i capelli della giovane si rizzavano, quindi il giovane rimbalzava e i capelli della giovane si abbassavano, e così di seguito per innumerevoli volte. Alla fine delle prime sette giornate non c'era in casa suppellettile che non fosse stato rotto dal giovane in uno dei suoi rimbalzi, mentre la giovane lamentava grandi dolori su tutto il cuoio capelluto, nonché il viso intero. Il naso le si era addirittura ingrossato e una gengiva aveva preso a sanguinarle.
A quel punto, mentre il giovane già pensava che era meglio per lui tornare a casa e farsi frate, la giovane, che si lisciava i capelli doloranti, ebbe un'idea. Chiamò il giovane e gli disse che, se non potevano baciarsi come tutti gli altri, dovevano provare a baciarsi in maniera nuova, venendosi incontro l'un con l'altro. Il giovane, che non capì, chiese spiegazioni e la giovane continuò spiegandogli che se uno non poteva essere d'aiuto a se stesso, durante quella magica operazione del bacio, e se pure si volevano baciare, poteva essere senz'altro d'aiuto all'altro. Così lei poteva tentare di fermare il suo rimbalzo trattenendogli la testa con le mani e lui poteva tentare di abbassarle i capelli, con un pettine, ogni volta che le si fossero rizzati.
Il giovane accettò l'invito anche perché la giovane era bella e le sue labbra erano buone e preziose come un tesoro e lui voleva più che ogni altra cosa soggiornarvi come un re. Quindi tentarono una prima volta. Lui col pettine le strappò una ciocca e lei, per trattenerlo, gli lacerò entrambe le orecchie ma il bacio, se non proprio normale, non procurò tutti i danni dei giorni avanti.
Quindi ripresero con lena, anche perché già s'erano innamorati, ed esercizio dopo esercizio i loro baci diventarono sempre più lunghi e mentre lei gli stringeva forte la testa, trattenendola sulla sua, con grande amore, lui le pettinava i capelli, lisciandoglieli a mo' di regina, con immenso affetto. In breve i capelli di lei smisero di rizzarsi e le labbra di lui smisero di rimbalzare e i due, entusiasti uno dell'altra, decisero di sposarsi.
Da quel giorno vivono ancora insieme e si dice che le labbra dell'uomo siano oggi le più dolci e piacevoli del mondo e che da ogni parte del mondo sopraggiungano dalla donna i più famosi parrucchieri per scoprire il segreto dei suoi capelli morbidi e lucenti; si dice anche che insieme siano la coppia più felice che mai si sia baciata su questa terra e così penso anch'io, dandovi il lieto fine.

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