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Il mangiatore d'aria

Un uomo che non aveva un euro in tasca, ma pieno d'inventiva, congegnò un giorno un complesso sistema di tubi e di risucchi per mangiare l'aria. Pensava infatti che se fosse riuscito a dirottare un po' d'aria dai polmoni nello stomaco si sarebbe sentito sazio, forse più che se avesse ingerito un chilo di pane, e avrebbe smesso di patire la fame. E così fu.
Da allora cominciò a mangiare aria, a degustarla come un calice di vino: aria di montagna, aria di campagna, aria di città, aria di piazza, aria di fabbrica, aria di sconto, aria di alba e aria di tramonto e tante altre specialità di aria che non so dirvi quante ma che lui riconosceva e sceglieva di giorno in giorno in base alle sue voglie e alle sue necessità.
Ora si dice che una mattina, mentre faceva colazione con l'aria del profumo di una brioche e di un caffè, gli capitò di raccontare tutta la sua storia ad un famoso industriale.
Non vi dico la sorpresa di quell'uomo facoltoso quando seppe che si poteva campare d'aria. Ci vide un investimento e subito convinse il mangiatore d'aria a vendergli l'idea per un lauto compenso.
Fu così che il mangiatore d'aria divenne ricco e la gente della sua città, spinta dall'onnipresente pubblicità, corse in massa a farsi impiantare, pensando così di risparmiare, il sistema per mangiare aria. Che folla nelle piazze all'ora di pranzo e la mattina davanti ai bar senza un cliente!
Non passò un mese, dacché tutta la città mangiava aria, che il cibo nei supermercati cominciò a costare meno, poco, quasi niente. Fu allora che il mangiatore d'aria si tolse i tubi e i risucchi che aveva inventato per cibarsi del vento per tornare a mangiare pietanze, a bere acqua e vino e a star contento. Pensate: sebbene ricco da magro che era diventò grasso senza spendere un soldo saziandosi di tutto ciò che gli abitanti della città dei mangiatori d'aria ormai più non volevano mangiare.
Ma questa è solo una parte della storia.
Si dice infatti, a invalidare la versione testè narrata, che il facoltoso industriale brevettò il sistema senza dare alcun compenso al povero mangiatore d'aria che così non solo non diventò ricco ma dovette spartire le sue piazze, le sue strade e le sue “ricette” con una folla di mangiatori d'aria sempre affamata e pronta a rubargli fino all'ultimo soffio di profumo.
Si racconta allora che, in preda alla tristezza, si sia recato in un famoso ristorante e lì, scoprendo quanto poco ormai costasse il cibo, abbia ricominciato a nutrirsi di pasta, di carne e di verdure diventando più tondo di un cinghiale.
Ma questa è solo un'altra parte della storia.
Si dice infatti, a invalidare la versione testè narrata, che, sconsolato dall'aver perduto tutte le sue “ricette”, abbia deciso di abbandonare la sua città natale, sia giunto in un altro luogo di donne e di uomini più generosi ed abbia così trovato un lavoro e con questo un salario per comprarsi, da uomo libero, di nuovo il pane.
Ma questa è un'altra parte ancora della storia.
Si dice infatti, a invalidare le versioni testè narrate, che la città dei mangiatori d'aria non sia mai esistita e che quel solo mangiatore d'aria che ci provò divenne presto simile agli uccelli, avendo per sbaglio collegato i polmoni non solo allo stomaco ma anche alle ossa. Fu così che l'aria gli entrò in pancia, nelle braccia, nelle mani, nelle gambe e anche nei piedi e che un giorno, non si sa quando, leggero come una colomba, spiccò il volo e da allora più nessuno sa dire cosa gli accadde.

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