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Gioioso era un ragazzo allegro e sincero, dagli occhi vispi e dai capelli color sabbia. Abitava nell'isola di Po, di là dal mare. Estate e inverno vestiva di panno di lino, perché, diceva, aveva bisogno di sentir la pelle respirare. I panni di lino glieli aveva lasciati il padre, in eredità. La pelle il padre e la madre, insieme, in un giorno d'amore.
Era nato anni fa, non ricordava quanti. Gli anni della sua vita non li aveva mai contati. Non che non avesse voluto, ma non sapeva contare. Non aveva ancora sentito la necessità d'imparare a farlo. Sapeva leggere, invece, le nuvole e i voli delle mosche. Libri niente. Anche volendo, non ne conosceva l'esistenza. I suoi genitori, fuggiti dalla città, gliel'avevano negata.
Presto era rimasto orfano, e solo, unico orfano e unico abitante dell'isola di Po, ma non si era abbattuto. Con passione, ma senza affanno, aveva continuato a coltivare il suo orto, come se niente fosse accaduto. Le nuvole, si sa, vanno e vengono, così i genitori, così il mondo. Gliel'aveva detto il padre, in una giornata di sole, davanti al soffio del mare, e lui ci credeva.
Magro come un chiodo, ma ben messo, coltivava solo quello che poteva mangiare: non una carota di meno, non una prugna di più. Questo glielo aveva insegnato la madre.
E se la verdura la mangiava, con gli animali dell'isola parlava, saltava, danzava e giocava. Grandi e grossi o piccoli e minuti non faceva differenza. Non aveva paura. A lui bastava che possedessero almeno due zampe per saltare, due ali per volare o due pinne per guizzare nell'acqua. Un po' come lui, insomma. E poi ci giocava.
Così passava le sue giornate. Il mattino si alzava presto, prima del sole. Sapeva che di là dal mare c'era la casa del sole, il mondo. Sapeva che nel mondo c'erano uomini come lui e suo padre e donne come sua madre e case come la sua casa e anche più grandi e belle. Sapeva che c'erano, che c'era la città, ma non aveva mai visto nulla di simile. Così attendeva il sole: per vedere e sentire e assaporare il mondo nel momento in cui il sole stesso glielo consegnava, fresco e pulito, ogni mattina. La sera, invece, contava e dava i nomi alle stelle. Prima dava l'arrivederci al sole, dalla piccola altura dove poteva vederlo annegare sonnacchioso nell'acqua, poi si sdraiava sull'erba e aspettava l'arrivo delle stelle. Apparivano sempre nello stesso ordine, o almeno così a lui sembrava, e questo gli facilitava la conta. Quindi le chiamava per nome e si metteva ad ascoltare le loro storie. Perché le stelle parlavano e lui le sapeva ascoltare. Suo padre glielo aveva insegnato.
Una notte Gioioso fece un sogno. Sognò sua madre nell'orto. Raccoglieva fiori di zucca. Con i fiori nelle mani venne nella sua camera, mentre lui dormiva. Glieli consegnò. In quel mentre non erano più fiori di zucca ma gioielli, quegli unici ricordi che sua madre aveva voluto conservare della sua precedente vita nel mondo, prima di fuggire. Glieli consegnò e gli disse, svegliandolo: "Vai, prendi con te qualcosa da mangiare, passa il mare dove sorge il sole, trova l'uomo che più ne abbia bisogno e regalaglieli. Ti sta aspettando."
Quando si svegliò a Gioioso rideva il cuore. Si ricordava di quei gioielli, sepolti sotto il pero. Un mattino sua madre gliene aveva parlato, poi più niente. Gli aveva detto che solo nel bisogno o in pericolo di vita avrebbe dovuto prenderli e traversare il mare per andare a venderli in città. Era sicuro d'aver dimenticato l'esistenza di quei gioielli.
Si ricordava invece tutto, e fece quanto gli aveva chiesto la madre in sogno. Andò, li dissotterrò e li mise in un sacco di corda, perché a lui non servivano e perché credeva nei propri sogni. Era ancora notte. Poi, raccolta un po' di frutta, raggiunse l'ansa dove il padre aveva nascosto la barca con la quale era approdato sull'isola tanto tempo fa. Il padre, un pomeriggio, gliel'aveva indicata e gli aveva detto come avrebbe dovuto fare per passare il mare, in caso di necessità. Così fece e andò incontro al sole.
Raggiunto il mondo il sole era già sopra la sua testa. Nascose la barca vicino alla riva e si mise in cammino. Avrebbe consegnato i gioielli all'uomo che più ne avesse avuto bisogno e che per questo lo stesse aspettando e sarebbe tornato nella sua isola, dalle sue stelle. Questo era il suo programma.
Dopo un po' di strada si accorse però che non sapeva chi cercare. Sua madre gli aveva parlato dei bisogni degli uomini, che erano tanti, ma non era certo d'essere in grado di riconoscere un uomo pieno di bisogni. Nell'incertezza decise di affidarsi al proprio intuito, certo che se qualcuno lo stava aspettando se ne sarebbe accorto.
Così pensando gli venne incontro un pastore. Portava al pascolo le proprie pecore. Gioioso gli chiese se fosse un uomo bisognoso. Il pastore non comprese la strana domanda, ma rispose che non aveva bisogno di nulla se non di un po' di pioggia per l'erba. Erano alcuni mesi che non pioveva ed era preoccupato per il suo formaggio. Dopo averlo salutato, Gioioso continuò per la sua strada.
Ben presto giunse alla città, che gli parve immensa, e si fermò presso il mercato. Era mattino. Una grande folla comprava e vendeva. Gioioso pensò che certo fra tutta quella gente avrebbe trovato l'uomo bisognoso che lo aspettava.
Si mise allora a cercare ma senza frutto. I bisogni degli uomini erano tanti ma nessuno degli uomini sembrava così tanto bisognoso. Soprattutto nessuno sembrava aspettarlo.
Un venditore di tabacco lo minacciò invece con il pugno. Una donna vestita di colori pensò di invitarlo nella propria casa per derubarlo, ma non lo fece. Riuscì a scamparla solo perché era ancora un ragazzo, e perché era sporco e vestiva poveramente.
Giunto alla fine del mercato gli venne fame e si fermò a mangiare in un giardino. Aveva visto un maestoso albero e aveva pensato a quanto sarebbe stato bello mangiare sotto la sua ombra. Non sapeva che fosse vietato entrare nei giardini delle grandi case e così vi entrò. Era un po' deluso per la sua ricerca ma non ancora scoraggiato. Era sicuro che prima o poi avrebbe portato a termine il suo compito, e non aveva fretta.
Stava dunque per mordere il suo frutto, sotto l'ombra del grande albero, quando sentì piangere dietro le sue spalle. Si girò e vide un ragazzo più o meno della sua età, vestito assai diversamente da lui, pieno di pietre preziose al collo e ai polsi, avvolto nella più grande disperazione. Non poteva essere quel ragazzo a lui simile in tutto e pur in tutto diverso, vestiario, portamento, sguardo, l'uomo bisognoso che lo stava aspettando? Doveva pur essere lui, se era tanto diverso da se stesso, lui che di nulla aveva bisogno, e se con quel pianto sembrava proprio voler attirare la sua attenzione.
Subito gli si avvicinò e gli chiese il perché di quelle lacrime. "Piango perché ho perduto mio padre", rispose il ragazzo, che non era un semplice ragazzo ma il principe ereditario di quella città. Gioioso, che sapeva la forza di quel sentimento, provò a consolarlo raccontandogli quanto a suo tempo gli aveva raccontato il padre, ovvero che gli uomini sono un po' come le nuvole nel cielo dell'esistenza, che vanno e vengono, che si formano e si disperdono, e che per questo non c'è motivo di rattristarsi.
Il principe rimase colpito da quello strano parlare. "Chi sei?", gli chiese. "Il mio nome è Gioioso e vengo dall'isola di Po in cerca dell'uomo più bisognoso. Sei tu l'uomo più bisognoso che mi sta aspettando?". "Certo che sono l'uomo più bisognoso! Certo che ti sto aspettando! Non hai sentito la mia storia?" Rispose il principe e proseguì: "Resta a vivere con me! Morto mio padre sono diventato il signore della città ma non mi fido di nessuno dei miei consiglieri. Tu invece mi piaci e sento che di te posso fidarmi. Ti faccio mio primo ministro e divido fin da ora con te tutte le mie grandi sostanze come farei con un mio fratello. Da ora in poi puoi già dirti ricco e riverito da tutti. Accetti?" Gioioso rispose: "Perdonami, volentieri sarò tuo fratello, ma prima devo cercare l'uomo più bisognoso che mi sta aspettando e consegnargli quanto ho in questo sacco di corda. Poi devo tornare a casa per controllare il mio orto e dar da mangiare ai miei animali. Infine non credo che essere ricco e riverito da tutti sia una buona cosa per me."
Il giovane principe rimase così sorpreso dall'inaspettata risposta che mandò a chiamare le guardie e ordinò che arrestassero il forestiero perché entrato nel giardino senza permesso. Quindi lo derubò del suo sacco. Era curioso di vedere cosa vi fosse contenuto di così importante da spettare non ad un principe ma soltanto ad un uomo bisognoso.
Ruppe il sacco davanti a Gioioso e, nel vedere quei due miseri gioielli, scoppiò in una fragorosa risata. Di seguito disse, ancora ridendo ma pieno di rabbia: "Lascia perdere il tuo viaggio! Con metà delle mie sostanze potrai far del bene a migliaia di uomini bisognosi, oltre che a me stesso. Manderò inoltre un messo alla tua isola per caricare tutti i tuoi animali e portarli qui da te. Sii dunque mio primo ministro e resta con me come un fratello!" Ma Gioioso rispose: "Mi spiace, non per me stesso ma solo per quei gioielli potrò far del bene all'uomo più bisognoso, e questo mi basta. E poi: mi sta aspettando!"
Da queste parole il giovane principe fu vinto dalla collera. Accompagnò Gioioso al fiume e disse: "Ecco che fine fa la tua stupidità! Così non potrai più essere d'aiuto a nessuno e chiunque ti aspetti ti aspetterà invano!" Quindi gettò i gioielli nel fiume e lasciò che Gioioso li seguisse con lo sguardo allontanarsi per un tratto nella corrente, fino ad affondare. Poi lo chiuse nella torre.
Fu quasi notte quando il principe ordinò alle guardie che rilasciassero Gioioso. Dentro di sé era dispiaciuto per avergli sottratto la ragione del viaggio, ma non volendo che Gioioso se ne accorgesse non si fece più vedere. Tuttavia da quello stesso giorno iniziò a regnare e come prima cosa ordinò che ad ogni uomo bisognoso della sua terra fosse dato quanto necessario per vivere degnamente. Non ci sarebbero così stati più uomini bisognosi e il torto commesso verso Gioioso sarebbe stato espiato.
Tornato libero Gioioso non sapeva cosa pensare. Aveva osservato il fiume rallegrarsi dell'inaspettato regalo. Aveva seguito i gioielli ondeggiare, giocare con la corrente e divenire irraggiungibili, pesci fra pesci. Ora ricordava quanto un giorno gli aveva spiegato il padre: che il fiume scorre sempre per riabbracciare il mare. E lui amava il mare. Così sorrise, e non avendo più ragione di soggiornare nella città riprese in senso inverso il suo cammino. Ma prima di far ciò si informò da una delle guardie sulla salute del giovane principe, perché era preoccupato. Fu felice quando la guardia gli comunicò che il nuovo re aveva iniziato a regnare con un vero atto giusto.
Lo accompagnarono nel viaggio un mare placido e una notte serena, mentre le stelle gli parlavano, come loro solito. Nulla di nuovo era accaduto durante la sua assenza. Quelle chiacchierone vollero anche sapere del suo viaggio. Gioioso raccontò allora ciò che aveva visto del mondo. Quanto lo aveva entusiasmato e quanto non gli era piaciuto. Infine raccontò di quell'uomo bisognoso che lo stava aspettando, e in quale strano modo gli avesse consegnato i gioielli.
Rapidamente, così raccontando, fu di nuovo a casa. Era poco prima dell'alba. Nascose la barca e si mise in attesa del sole. Era certo che in quel giorno il sole avrebbe brillato sopra la sua testa felice del suo ritorno, e così fu. Poi raggiunse il suo letto. Era lieto di quanto lo aspettava: mai più avrebbe visto due occhi piangere di dolore, mai più qualcuno l'avrebbe atteso. Infine, con questo pensiero, si addormentò.