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C'era una volta un diapason che non sapeva d'esser tale. Se ne stava piantato nella sabbia di un'isola lontana, inconsapevole. C'era finito in una notte di tempesta, portato dalle onde, figlio di un uragano e di un relitto. Nessuno lo aveva mai ascoltato. Lui stesso non si era sentito mai vibrare.
Finché giunse un mattino di sole, e lui era lì.
Sedeva sulla sabbia una regina. Accanto a lei, in circolo, numerose ancelle, profumate e belle. Gli sedeva al fianco, pur senza di lui essersi accorta. Cantava, come ogni mattina, il canto dell'aurora. Calda la voce, dolci i lamenti, cantava il canto del sole e della gioia, della morte e della risurrezione. Cantava. E così cantando il diapason iniziò a vibrare. All'improvviso.
Grande meraviglia. Come toccato da un musicista alato, spirito sonoro, cominciò incerto la sua personale danza, al suono di quel canto. E tutto il mattino continuò a danzare.
Si narra che la regina, uditolo cantare, l'abbia raccolto dalla sabbia, e, congratulatasi con lui, l'abbia portato a vivere per sempre, da ospite gradito, con lei nella sua reggia.
Qualcuno dice che invece l'abbia riconsegnato al mare, ma certo solo per amore.