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Una favola teatrale per gli alunni delle classi 2a/b della Scuola Elementare di Foiano della Chiana, a.s. 2002/2003, ispirata alla favola dello Schiaccianoci musicata da Peter Ilyich Tchaikovsky.
A Foiano, proprio dietro alla scuola elementare, c'è una grande casa che ospita la famiglia più numerosa della Val di Chiana. Ma che dico: della provincia di Arezzo. Anzi: della regione Toscana, dell'Italia intera e dell'Europa tutta. Non del mondo. Pare infatti che tra i boscimani australiani ce ne siano di molto più numerose.
La famiglia di cui parliamo, e di cui non riveleremo il cognome, nel rispetto della privacy – ci perdoni il lettore! -, abita in quella casa ormai da più di cinquattasette generazioni e il fatto, il destino o la semplice coincidenza vollero che il passato Natale ospitasse ben 40 bambini, tutti della stessa età.
Difatti la figlia della nuora del cognato che aveva come parente la nipote del cugino che nacque beniamino e poi si fece prete e sposò la cugina col marito e la nipote nello stesso giorno col di lei fratello generò tre figli. Più uno della cugina e due della nipote. Uno poi ne prese in adozione mentre sua sorella, che era nata un mese dopo ed era la zia di un nipote che aveva tre nonne e dieci fratelli che si sposarono tutti nel giro dello stesso anno, mandando in rovina la famiglia, decise di non avere figli. Ma poi vinse all'enalotto e ne fece quattro tutti insieme e con lei i suoi fratelli che ne fecero due ciascuno, uno tre e uno otto. Abitava con loro anche una zia, di terzo grado, e otto suoi nipoti, maschi e femmine, ciascuno con figli a carico e bauli e anche qualche tavolo. La somma fa 40.
Ora dovete sapere che in casa x, così come la chiameremo da qui in avanti, il Natale è da sempre occasione di festa. Come potrebbe non esserlo! Ma l'anno passato, proprio per le ragioni che già abbiamo esposto e per qualcuna che esporrò più avanti, non lo fu o lo fu, questo lo deciderete voi, in maniera assolutamente straordinaria.
Veniamo ai fatti.
Era la vigilia quando i nostri 40 piccoli festeggiati, se pensiamo il Natale come una festa mondiale dei bambini, cominciarono ad addobbare l'albero. In verità avrebbero dovuto addobbarlo almeno qualche giorno prima ma, ahimè, tanti erano che per trovare almeno una pallina per ciascuno e un filo colorato e un albero che potesse ospitare tutti i loro addobbi a quei poveri genitori ci vollero così tanti giorni che si arrivò al 24 in un batter d'occhi.
Immaginatevi allora un grande salone, un grande albero, e 40 piccole batterie cariche che trottolano di qua e di là, ciascuna con la sua scatola di addobbi, un po' giocando, un po' cercando di accaparrarsi un ramo. Risultato: il 24 dicembre dell'anno passato il frastuono di casa x si sentì da Siena e da Firenze.
Fin qui, la nostra favola avrebbe poco da stupire i lettori. Da che il mondo è mondo un abete da addobbare genera sempre grandi risate e vagoni pieni di confusione.
Il bello, o il brutto, venne verso la mezzanotte ed è ora d'aprire una piccola parentesi. L'anno passato, come molti di voi ricordano, è stato un anno pieno di spese con gli euro e i centesimi volati via dai borselli come colombe alla fine della primavera. Figuratevi quei genitori che avevano da far regali a 40 angioletti tutti nella stessa casa! E non regali semplici, come voi potreste pensare, ma regali che non fossero da meno uno dell'altro, per non scontentar qualcuno e rovinar la festa. Accade così quando si aprono i regali tutti insieme.
I genitori di casa x decisero allora di donare ai loro preferiti un regalo che fosse uguale per tutti. Ma quale? Come? Dove? Ci pensarono giorni e giorni, visitarono negozi su negozi ma non ne trovarono uno che li potesse accontentare tutti. Si sa, i gusti per nessuno son gli stessi che per un altro, figurarsi 40 gusti diversi messi insieme!
Arrabbiati, scontenti, infelici si ritrovarono un pomeriggio che tutti i loro figli erano a scuola a far teatro dietro ad un tavolo, in cerca di una soluzione. E la soluzione fu presto trovata: avrebbero regalato ai loro figli una bella, vuota, delicata, bottiglia di plastica da un litro e mezzo. Assurdo! Direte voi. Assurdo, disse qualcuno di loro. Pure divenne la soluzione più praticabile. Le bottiglie di plastica per l'acqua, anche se non sono tutte uguali, di certo si assomigliano e comunque avrebbero scontentato in egual modo tutti i loro figli. Raccoglierne 40 sarebbe stato semplice. E poi era l'ora che i loro figli iniziassero a prender mano dei problemi del mondo pensando che tra qualche anno, proprio loro, diventati adulti, non potranno che regalare immondizia ai loro figli, se ne sarà il mondo ormai troppo pieno, come molti prevedono.
Avuta l'idea cominciarono a conservare le bottiglie vuote e il 23 dicembre fecero 40 bei piccoli pacchi con nastri e fiocchi e carta colorata. Il 24 avevano ancora soltanto da scegliere un modo originale e meraviglioso per consegnarli nelle mani dei destinatari. Uno di loro pensò di camuffarsi da Babbo Natale! L'idea fu scartata. Primo: troppo scontata. Secondo: siamo sinceri, i regali non meritavano di scomodare Babbo Natale in persona. Un altro propose di indossare una strana maschera e un vecchio impermeabile facendo solo un po' di scena. Ci fu chi propose altre soluzioni, tra le quali una gru che consegnasse i regali facendoli piovere sul tetto e un piccione viaggiatore che, dal camino, consegnasse ai ragazzi un biglietto con su scritta una mappa per trovare i doni. Vinse l'idea della maschera e qui si chiude la parentesi.
Tornando alla nostra favola, l'albero era da poco scintillante quando in casa x, verso la mezzanotte, suonò il campanello. PAPPARAPAPPAPPAPPAPPA! Chi sarà? Babbo Natale? In 40 corsero ad aprire la porta e… bruuu… in 40 scapparono a rifugiarsi dietro al grande albero. Sulla porta era comparsa una strana figura, con un lungo impermeabile viola e una maschera da vecchio sulla faccia (voi sapete chi è!). Sulle spalle portava un sacco nero di plastica, e sembrava venisse dall'oltretomba a rigettare l'immondizia del mondo tutta su quella casa. Da crepare dallo spavento.
Anche i genitori, che non si aspettavano quel tragico effetto, invitarono il loro parente a consegnare in fretta i doni e a rimettere gli abiti di tutti i giorni. E così avvenne. Ma quanto spavento! Solo quando fu uscito i bambini cominciarono a riprendere un po' di colorito. Proprio un brutto modo per iniziare un Natale strano.
Era ormai la mezzanotte, le campane suonavano a festa e ognuno dei nostri 40 eroi aveva tra le mani un dono. Che puoi esserci di più bello la vigilia di Natale! Non vi narro la gioia, la frenesia e… la delusione che avvinse i piccoli non appena scoprirono ciò che gli era stato appena regalato. Prima uno poi un altro si accorsero che dentro quella carta colorata, meravigliosa e sfavillante, altro non c'era che un'inutile, pessima, brutta, vuota, bottiglia di plastica.
Una tristezza inimmaginabile piombò sulla casa, le bottiglie furono lasciate a terra e i bambini, delusi, andarono a dormire senza salutare o ringraziare. Figuratevi i loro genitori, come stavano male.
Nel dolore generale si fece presto buio e solo l'albero non fu spento, per rispetto del Natale, ma vi assicuro che ognuno degli abitanti di casa x, quella notte, grande e piccolo, avrebbe voluto immergersi nell'oscurità e dimenticare.
Finché, non era passata mezz'ora, uno dei bambini, in punta di piedi, traversò il corridoio. Aveva una strana idea in mente. Non si dava pace di non avere un giocattolo per Natale. Un giocattolo nuovo. E così voleva sincerarsi se dentro quelle bottiglie non ci fosse stato qualcosa… che so… una macchinina, una bambolina, un batuffolino di peluche… qualcosa, insomma, che non fosse pura aria.
Sceso in salotto vide che le bottiglie erano ancora a terra. Purtroppo non si ricordava quale fosse la sua, così ne prese una a caso, l'apri e la scosse. Chissà. Magari ci trovava qualcosa di meglio di quanto avrebbe trovato dentro la sua bottiglia. Niente. La bottiglia era vuota. Più vuota dello spazio siderale. Più vuota di un televisore spento.
Stava così pensando e lamentandosi quando gli si avvicinò uno dei suoi fratelli, facendogli quasi cascar le braccia dalla paura, e dietro a lui un altro. In breve tutti e 39 si ritrovarono in salotto, sotto l'albero, a ragionare su quelle bottiglie inutili e prive di vita. Non era ancora l'una di notte.
"Ci sarà una ragione, se ce le hanno regalate!" Disse uno. "Qualcosa avranno voluto dirci!" Disse un altro. E mentre così discutevano, sui pro e sui contro di aver avuto per regalo una bottiglia di plastica, e su come raccontarlo ai loro amici, uno dei 40 cominciò ad attaccare le bottiglie una sull'altra, facendone come un lampione. L'idea piacque e in breve tutti quanti cominciarono a darsi da fare con carta e nastro adesivo sommando bottiglia a bottiglia, una sopra l'altra.
Che frenesia. Che passione. Il gioco li prese a tal punto che non si accorsero di quante erano le bottiglie che gli erano state regalate e che più ne attaccavano più ne avevano da attaccare. E tante furono che, ad un certo punto, uno di loro fu costretto ad arrampicarsi sull'albero di plastica, perché più non arrivava in cima e un altro fu costretto a sua volta ad arrampicarsi per stargli dietro e passargli le bottiglie e così via uno dopo l'altro tutti quanti si dovettero arrampicare su quelle bottiglie che, una sopra l'altra, avevano ormai raggiunto la bella altezza di più di novecento metri.
Fu allora che il primo vide una nuvola bassa sulla quale poteva salire. Era un'occasione da non lasciar perdere. Salì e tanto si estasiò del panorama della Val di Chiana dormiente sotto di lui, illuminata a festa, che aiutò il secondo a stargli dietro e questo il terzo e così via fino a 40.
Il quarantesimo, come fu salito, vide un'altra nuvola più alta e pensò che adesso poteva essere lui il primo. Allora propose agli altri di tirar su l'albero di plastica, piantarlo su quella prima nuvola, farlo diventare una scala o un ponte e servirsene per salire sulla seconda.
Così, raggiunta la seconda, ognuno volle a sua volta essere il primo e tutti e 40 salirono per 40 nuvole, uno dietro l'altro, raggiungendo alle tre di notte l'altezza considerevole di 45 chilometri.
Giunti che furono sulla quarantesima nuvola cominciò a far freddo. Capirete: i nostri eroi erano in pigiama ed era il 25 di dicembre e stavano in piedi su una nuvola, a 45 chilometri di altezza. Che potevano fare? Di tornar giù non se ne parlava, almeno immediatamente. Erano troppo stanchi.
Decisero allora di smontare l'albero e costruire con le bottiglie una bella casetta, sempre di plastica, per coprire la testa e le ossa dalla guazza della notte gelida. Detto e fatto.
Fu allora che cominciò a nevicare. Non sopra di loro, ma sotto. Tutto quel movimento aveva infatti solleticato la nuvola che adesso, dal ridere, mandava giù fiocchi di neve. Non vi dico lo spettacolo. Pareva la festa del cielo, con la neve che rifletteva le luci del mondo laggiù, lontano, e in alto, lassù, le stelle festose e sorridenti come se avessero avuto un dono per ogni mano. E quante ne dovevano avere, di mani, le stelle, chi può saperlo? E per chi erano quei doni, chi vuole indovinare?
Avvinti dallo spettacolo e stanchi per la lunga impresa tutti e 40 si addormentarono, scaldandosi l'un con l'altro. E che sogni che fecero. Che storie che si inventarono. Era tutto un fiorire di avventure, più che se quella stessa sera avessero avuto mille regali, ognuno, con cui giocare. E invece avevano ricevuto solo un'inutile e vuota bottiglia di plastica.
Sognarono di lottare con l'immondizia della terra. Di scivolare sulle nuvole. Di volare in cielo adagio come granelli di neve. Di sconfiggere tutti insieme un'orda di topi. Di conoscere il meraviglioso principe Schiaccianoci. Di visitare il regno della Terra delle Dolcezze e di danzare con la fata Zucchero Susina. E tante altre storie meravigliose.
Quando il primo si svegliò si accorse che era già mattino. Il sole rifletteva i suoi raggi sulla casetta di plastica e dentro c'era un bel tepore. Aprì allora la piccola finestra di plastica che avevano costruito e guardò fuori. Meraviglia! Nella notte, con il peso di quei 40 corpi, la nuvola si era abbassata piano piano ed ora stava proprio sopra la loro terrazza.
"Sveglia! Sveglia! – Disse agli altri! – Torniamo dentro se no si accorgeranno che siamo stati fuori."
"Che c'è? Che c'è?" Gli risposero fratelli e cugini, ché ancora dormivano. Ma presto, come si accorsero di quanto era tardi, uno dopo l'altro si alzarono, presero ognuno una bottiglia, saltarono sulla terrazza e rientrarono in casa. L'ultimo che saltò quasi si ruppe un braccio, perché la nuvola, ormai leggera, aveva ricominciato a salire. Ma tutto andò per il verso giusto.
Silenziosi si riunirono nel corridoio, si guardarono, risero dell'avventura notturna, promisero di non raccontare ad anima viva tutta quella strana storia e, affaticati, andarono a coricarsi tra le coperte, ognuno con la propria bottiglia a far da cuscino.
Che sopresa quando i genitori, andati per svegliarli, videro che i loro figli dormivano ancora stringendo la bottiglia che gli avevano regalato. E che sorpresa quando la mattina se la portarono in cucina e, anziché buttare la scatola dei biscotti, la conservarono dicendo che gli sarebbe servita per farci… un burattino della Terra delle Dolcezze. E che sopresa quando tutti e 40, insieme, in poco tempo, riuscirono a giocare con tantissimi oggetti inutilizzati che, senza la loro fantasia, sarebbero andati a finire in un cestino, realizzando l'intero corteo del principe Schiaccianoci, con tanto di cappelli e collane, fionde e braccialetti.
Oggi, a Foiano, si celebra il Natale dei bambini e delle bottiglie di plastica, perché anche le bottiglie possono vivere nuove avventure dopo aver servito diligentemente come contenitori d'acqua. Sarà per questo che vi ho narrato la presente favola? Chi lo sa. Aspettiamo l'anno nuovo, che forse ci porterà risposte.