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Qui trovi l'indice, la premessa e i primi due capitoli del romanzo Boccamatto e le facce grigie di Piriulì. Ma Boccamatto è anche uno spettacolo teatrale. Leggi la scheda.
Questa storia dà voce letteraria a delle “maschere” fotografiche create e rese vive dagli alunni delle classi 3aA e 3aB della Scuola Elementare di Foiano della Chiana, in Provincia di Arezzo.
Era l'anno scolastico 2001/2002 e gli alunni partecipavano a un laboratorio scolastico dal titolo: Bleerk! Come non mi hai mai visto! Un laboratorio che ha unito fotografia e gioco teatrale in uno spettacolo breve ma denso di emozioni dedicato ai soli genitori e parenti stretti degli alunni partecipanti.
“Pezzi” di quel laboratorio, scatole artistiche elaborate dagli studenti con passione, allegria e materiali di riciclo, sono già stati potuti apprezzare all'interno della IV Rassegna Fotografica Internazionale “FoianoFotografia”, svoltasi presso locali storici e maestosi di Foiano della Chiana dall'8 al 23 giugno 2002.
Come spesso succede, tuttavia, la fantasia ha varcato i limiti spaziali delle costruzioni umane, e quelle scatole non sono riuscite a contenere tutte le idee e tutti gli spunti nati all'interno del laboratorio dall'entusiasmo degli alunni, delle maestre e del conduttore.
Le “scatole” sono così tornate dai loro leggittimi proprietari, gli alunni che le hanno elaborate; le altre idee, invece, hanno preso la presente strada.
Ringrazio in primo luogo gli alunni delle classi coinvolte, le cui “maschere” fotografiche vestono la storia di Boccamatto come i petali vestono la rosa. I loro nomi non saranno riportati nel rispetto della privacy. Con loro ringrazio le maestre Luisa Guida, Lidia Papponi e Vincenza Seriacopi.
Ringrazio il Comune di Foiano della Chiana e il Foto Club Furio del Furia che, con passione e disponibilità, hanno permesso il primo allestimento pubblico della mostra fotografica legata al laboratorio.
Ringrazio l'amico Carlo Bernardini per l'aiuto, i consigli e le notti dedicate insieme a me allo sviluppo dei negativi in B/N da cui sono tratte le fotografie che compongono la presente edizione, anziché al sonno.
Ringrazio infine Marta, sempre preziosa nei consigli e nella lettura. Senza Marta sono certo che anche Boccamatto non avrebbe avuto amici con cui combattere le sue paure.
Boccamatto aveva 10 anni ed abitava in una stella. Era una stella di nome Piriulì, lontana ventiquattromilabiliardi di mille biliardi di strabilioni di biglia più trentotto volte ventiquattromila biglia di biliardi di là dalla via lattea. Chi ha un binocolo, di voi, l'avrà già vista. È quella che luccica, di notte, lassù a sinistra.
A Piriulì la vita scorreva tranquilla e Boccamatto contava gli anni senza passar tristezze né grandi affanni. L'acqua pioveva e il vento soffiava, ma solo per spazzar le foglie dalle strade. C'era un bel sole e anche una bella luna, ma solo per far del cielo una torta di candeline per il compleanno dell'universo intero.
Una bella stella, direte voi. Una stella di quelle che viene voglia d'abitarci sopra. Sì, Boccamatto non si lamentava. Era contento d'esser nato a Piriulì. Contento del bel tempo che gli era stato dato. Tanto contento che appena alzato, la mattina, sgusciava via dal letto e andava a far sberleffi ai suoi vicini.
Al primo tirava via i calzini. A quello accanto mordeva i bracci e un fianco. Al terzo ogni giorno un nuovo scherzo. Al quarto giù per terra: un falso infarto. Al quinto calci e graffi al suo recinto. Al sesto pernacchiette e un brutto gesto. E così via fino a tornare al primo, che lavorava a cottimo già dal mattino.
Passava così i suoi giorni, Boccamatto, quando un mattino la faccia gli si sbiadì, gli si sciolse e gocciolò sul pavimento.
Come poté accadere? È presto detto. La stella Piriulì, rispetto alla nostra grande mamma Terra, ospita sulla sua palla (Piriulì, difatti, è una stella a sfera) una piccola diversità. Piccola ma rilevante. I suoi abitanti sono colorati tutti uguali. Sì, tutti uguali. Dal primo all'ultimo. Non che non ci siano i colori. Anzi. Ce ne sono ben più che sulla Terra. Trentacinque trilioni di biliardi e forse trentasette tutti divisi per nastri e per mazzette. La vera differenza a Piriulì è che i colori sono così apprezzati, sulle facce e su tutto il corpo, che uno più è colorato più si sente tra la gente a proprio agio. Per questo sono tutti uguali. A proposito: vi ho detto di che colore era la faccia di Boccamatto prima che si sciogliesse e gocciolasse sul pavimento? Era di un bel blu celeste acceso con tinte di sarcasmo viola e striature di verde pisello su un castagno. Ditemi voi se questo non è colore!
Se tutto ciò vi sembra inverosimile, strabuzzerete gli occhi e anche le orecchie e anche un po' le sopracciglia a leggere quello che ora vi vado a raccontare. Le facce colorate, a Piriulì, si comprano al mercato, ora come allora. Sì, proprio al mercato. Facce intere ma anche isolati pezzi: un occhio, un naso, un solo ciglio.
Ti sei stancato del tuo giallo ocra pistacchio? Vai al mercato e compri una faccia del colore del verde terra bagnata di rugiada primaverile. Vuoi un guizzo di luce sulla tua guancia sfumata color nero inchiostro di caminetto spento? Vai al mercato e compri un neo perla di mare asciutta delle coste del mar di Golli. Sei un po' triste per quell'occhio azzurro cinereo con punte di zaffiro levigato a mano? Vai al mercato e compri un bell'occhio di un rosso pomodoro maturo del mercato etnico della capitale nei giorni di festa.
Così, a Piriulì, si cambiano i colori degli occhi, delle orecchie, delle labbra, delle mani, delle braccia, dei piedi, delle unghie e anche dei capelli. Di tutto il corpo, insomma, visibile e colorabile. E non solo i colori, ma anche le espressioni.
Sì, perché i colori si abbinano spesso alle espressioni. Allora c'è chi prende un amaranto per avere il naso molle e il cuore affranto. Il rosa per il sorriso di una bella sposa. Il giallo canarino per un naso dritto più che un bel di pino. E via dicendo.