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Foto Alessandro Botticelli
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C'era una volta un corvo che non sapeva gracchiare. Erano anni che ci provava ma proprio non gracchiava. Nemmeno a scuola era riuscito ad imparare una sola parola. "Sei una testa di legno! Non gracchierai mai!" Così gli aveva detto un giorno la maestra, prima di non dirgli più niente. Ah! Dimenticavo: quel corvo si chiamava Gelsomino.
Ehi
senti
scusa
corvetto?
Sì
dico a te
ma è proprio vero che non sai gracchiare? Gelsomino!? Ma se è così facile
gracchiano tutti! Senti
senti come gracchiano
Scusa, scusa. Prometto che non riderò più alle tue spalle. Posso continuare a raccontare la tua storia? Posso anche dire che
su
tanto, si vede: Gelsomino era proprio un corvetto sfortunato poiché aveva anche un altro difetto, di non poco conto. Non solo, infatti, non sapeva gracchiare ma non aveva neanche il becco giallo, come tutti gli altri corvi del suo paese, ma
blu! Blu come il mare! Blu come il cielo! Blu come
come il blu! Proprio blu! E non c'era niente che si poteva fare. Ci avevano provato. L'avevano lavato. L'avevano grattato fino a farlo sanguinare. Ma anche sotto al blu era sempre più blu.
Gelsomino! Gelsomino dove vai!? Fermati! Non fare così, dai, ascolta! Non ti disperare perché adesso viene il bello.
Sì, il bello
perché
c'era una cosa che Gelsomino sapeva fare, e la sapeva fare bene: suonare!
Il nostro corvetto sapeva suonare tantissimi strumenti musicali: lunghi, corti, quadrati, tondi, a mela, a pera, ad albero in fiore. Sapeva suonare di notte e di giorno, col sole e col nero, in casa e in giardino, qualunque motivo. Suonare e cantare. Cantare e suonare. Ogni stornello. Ogni bella canzone.
Gelsomino! Fai sentire qualcosa a questa bella compagnia! Dai, non fare il timido!
Cos'hai
Gelsomino? Ah! Capisco! La musica ti ha ricordato quei giorni lontani. È colpa mia. Sì, sono io che ti ho fatto suonare. Mi dispiace. Guarda
lascio tutto e
vado via.
Va bene
va bene
mi hai convinto
resto. Ma come faccio a proseguire con la storia? Che? Ah, sì! Il Gran Corvo!