C’era una volta un drago, di nome
Bravo, che, a dispetto del nome che portava, non era
buono a niente. Aveva le unghie spuntate e non poteva
graffiare. Aveva la coda morbida e non poteva
scudisciare. Aveva la testa tonda e non poteva
incornare. Ma, soprattutto, anziché fuoco e fiamme
lanciava dalla bocca barrette del più strano e buon
cioccolato e così non poteva incendiare.
«Oh! Questa è bella! - dite voi. - Un drago con le
fiamme di cioccolato».
Nemmeno il drago se ne dava una ragione e nemmeno i suoi
compagni. Figuratevi che la prima volta che provò a
lanciare uno sputo di fuoco, mentre i suoi amichetti
draghi incendiavano trentasette case, una foresta intera
e dieci tonnellate d’erba verde, con gran spavento di
tutta la campagna, lui tirò fuori dalla bocca
nientemeno che un grossa manciata di barrette di
cioccolato con le nocciole intere che era una bontà e i
contadini ci si saziarono per quattro mesi.
Fu così che Bravo il drago fu
cacciato e tanto e velocemente si sparse la fama della
sua strana qualità al cioccolato che non c’era drago
nel mondo che non si mettesse a ridere soltanto a
sentire il suo nome e cittadino che non tirasse fuori un
sacco dove mettere il cioccolato soltanto al vederne
l’ombra.
Bravo non si dava pace e, dopo molte disavventure
cioccolatose, appena trovò una grotta tanto grande da
contenerlo, e non fu difficile perché non era un drago
grande come tutti gli altri, ci si nascose sperando di
morirci dentro e promettendosi di non riaprir più bocca
se non per esalare l’ultimo respiro.
Ora avvenne che in quei giorni,
s’approssimava il Natale, la Principessa fu colpita da
una grave malattia di cui nessun medico sapeva dire il
nome, figurarsi la cura. Spaventato il Re inviò un
banditore per ogni metro del suo regno gridando che
chiunque fosse stato in grado di guarire la Principessa
avrebbe potuto chiedergli qualsiasi cosa che sarebbe
stato in tutto accontentato.
Anche Bravo, dalla sua grotta, lo sentì e subito si
risolse di partire per aiutare la Principessa con il suo
buon cioccolato. Forse non l’avrebbe guarita ma di
certo l’avrebbe fatta soffrire meno. E se non ci fosse
riuscito magari l’avrebbero ucciso e così sarebbe
finita la sua tortura. Ma se ci fosse riuscito avrebbe
potuto chiedere una montagna tutta per sé, recintata da
un alto muro, dove poter vivere da solo e all’aria
aperta per il resto dei suoi giorni.
Il Re, come vide arrivare Bravo,
soprannominato ormai il drago di cioccolato, pensò
la sua stessa cosa e lo fece entrare. Sua figlia non
sarebbe certo guarita ma, perlomeno, avrebbe mangiato
qualcosa di buono e forse si sarebbe rimessa un poco in
forze.
Quello che accadde, invece, fu sensazionale tanto che
ancora, in quel regno, non si è smesso di parlarne. La
Principessa, come mise in bocca il primo pezzetto di
cioccolato al peperoncino, riaprì gli occhi. E al
secondo pezzetto di cioccolato al latte ricominciò a
respirare profondamente. E al terzo, di cioccolato
bianco, si alzò in piedi e abbracciò Bravo con quanta
forza aveva.
Di corsa venne il Re e al veder
tale miracolo si inginocchiò alle zampe del drago di
cioccolato offrendo tutto il suo regno pur di
accontentarlo.
Accadde allora che Bravo il drago, meravigliato lui
stesso delle incredibili proprietà del suo cioccolato,
ripensò a quanto si era proposto e anziché una
montagna domandò al Re che fosse condotto dal miglior
pasticcere del regno e che insieme a questo gli fosse
concesso di aprire una pasticceria dove poter produrre
il suo cioccolato per allietare tutte le donne e gli
uomini e le bambine e i bambini e le nonne e i nonni
bisognosi di gioia, d’affetto e di buona speranza.
Lieto fu il Re, della richiesta, e
lieti i sudditi che tutti, dal primo all’ultimo, da
Natale a Capodanno, fecero la coda davanti alla
pasticceria del drago di cioccolato per
assaggiare le sue prelibatezze. Ma lieti, soprattutto,
furono i draghi che cominciarono ad apprezzare il
cioccolato e, pur di farsi perdonare, si offrirono di
aiutare Bravo nella preparazione dei suoi dolci mettendo
a disposizione le loro fiamme per sciogliere il cacao e
scaldare i forni.
Da allora
la produzione di quel cioccolato non si è mai fermata e
si può trovare in vendita solo nelle Botteghe del Mondo
del commercio equo e solidale, perché è tanto buono
che in altre parti non può proprio stare.